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AIDA
Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata
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Vent’anni di AIDA:
la documentazione fra teoria e applicazioni
VII  CONVEGNO  NAZIONALE
    CNR - Aula convegni
      p.le Moro, 7 - Roma
     2-3 ottobre 2003
Comitato scientifico: Anna Baldazzi, Carla Basili, Domenico Bogliolo, Maria Pia Carosella, Maria Castriotta, Ferruccio Diozzi, Lucia Maffei, Massimiliano Tosato, Pier Giorgio Vezzoli
Comitato organizzatore: Domenico Bogliolo, Raffaella Lalle, Pier Giorgio Vezzoli


Relazione Introduttiva al Convegno
di Lucia Maffei,
Presidente AIDA, Università degli Studi di Siena

Per l'AIDA oggi si apre un evento importante, un po' più importante dei convegni nazionali che l'hanno preceduto. L'Associazione compie venti anni e vuole offrire ai soci e al mondo dei professionisti una occasione di riflessione sul cammino percorso e sulle prospettive che si aprono. In questa relazione non mi soffermerò sul passato, non ripercorrerò le tappe che hanno portato ad essere qui oggi, questo sarà oggetto di una relazione conclusiva di Anna Baldazzi e Maria Pia Carosella. Cercherò piuttosto di dare un'interpretazione parziale, come tutte le riflessioni personali, di un percorso e degli scenari che lo hanno accompagnato per arrivare brevemente ad una dimensione attuale e ad intravedere quel poco che si può del futuro. Fra l'altro voglio anche sottolineare che questo convegno segna anche l'evento pubblico conclusivo del mio mandato di presidente dell'Associazione e ritengo opportuno fare anche alcuni cenni di sintesi al lavoro svolto, anche se ai soci spetterà la valutazione del mio resoconto ufficiale nella prossima assemblea annuale.

La bussola che vorrei seguire è quella che porta ad individuare le radici della nostra Associazione in un intreccio inedito fra ricerca e attività professionale che a me è sembrata sempre la cifra giusta entro cui inquadrare l'AIDA e che a mio giudizio ne è un tratto distintivo forte. La ricerca e la professione che si uniscono in una associazione che vuol promuovere in Italia una disciplina, la documentazione, che affonda le sue radici in un contesto internazionale per diffusione geografica e per apertura culturale. Non è un'associazione di professionisti che fanno anche ricerca (anche se ce ne sono), ma un'associazione creata da professionisti a tempo pieno e da ricercatori a tempo pieno. Due universi culturali e professionali che sentono l'uno il bisogno di trovare nuovi approdi teorici ad una pratica che non si ritrova nelle coordinate della biblioteconomia classicamente intesa, l'altro che vuole confrontarsi con la pratica per trovare riscontri ad una riflessione teorica e verificare analisi. Non è una peculiarità italiana, ma una cifra di nascita della documentazione tout court. Essa infatti , sia come disciplina che come attività professionale, si colloca al punto di congiunzione di diverse direttrici di pensiero e di attività.

Ripensavo qualche giorno fa che, in fin dei conti, anche io che non faccio parte del piccolo nucleo dei soci fondatori, ho però seguito come socia prima e poi con alcune cariche, l'attività dell'Associazione per almeno17 dei suoi 20 anni. E ricordavo cosa mi aveva spinto tanti anni fa all'iscrizione a questa piccola e allora ancora poco conosciuta associazione. Mi scuso per la digressione personale, ma credo che la memoria, anche quella individuale, talvolta possa servire a costruire quella collettiva e a contestualizzare gli eventi.
Giovane bibliotecaria in una biblioteca di una facoltà di medicina, fui spinta a interessarmi a questa associazione da una direttrice, Deonilla Pizzi, che molti di voi sicuramente ricorderanno, che aveva un'intelligenza brillante ed un fiuto professionale attento per le novità. Mi condusse con lei al 2. Congresso Nazionale dell'AIDA a Verona nel 1986. Ai tempi in cui tanta parte dell'interesse professionale del mondo delle biblioteche si concentrava sulla gestione delle collezioni e sui problemi derivanti dall'automazione dei cataloghi, lì si parlava di "sistema della documentazione", di bisogni informativi da soddisfare, di servizi in cui la tecnologia assumeva il significato culturale di allargare in maniera inedita le possibilità di supportare la ricerca. Fu l'incontro con il senso, il valore, le potenzialità della professione. Catalogare, indicizzare non erano più operazioni che avevano come fine il rispetto di regole formali  e il gusto intellettuale di un'analisi concettuale approfondita e puntuale, ma svelavano una valenza d'uso  immediato per il recupero dell'informazione, una funzione evidente di supporto attivo e qualificato alla ricerca. La biblioteca diventava un luogo di convergenza dell'informazione interna e di quella esterna che si fondevano e diventavano ricchezza informativa che il documentalista aveva gli strumenti per far convergere verso il singolo bisogno informativo.

Gli anni che ci separano da questa mia prima esperienza, possono farci misurare il cammino percorso da tutte le professioni, bibliotecari, documentalisti, archivisti verso approdi di integrazione. Eppure quella "conversione" di approccio che ricordo con tanta chiarezza e anche un po' di emozione come uno dei tratti fondanti della mia identità professionale, deve riaffiorare ben visibile anche oggi, perché ogni tanto sento ancora qualcuno esclamare durante una conversazione "ma tu hai un approccio da documentalista!", intendendo spesso con questa espressione, un'attenzione al bisogno informativo, alla sua analisi, alle risposte che si possono costruire e alla possibilità concreta di spendere queste sensibilità e competenze in contesti diversificati.
Ma fu anche l'incontro con il mondo delle aziende, con l'attività di professionisti che, talvolta in assenza totale di una biblioteca di riferimento, acquisivano l'informazione e la organizzavano per fornire un supporto all'attività strategica dei decisori. In ultima analisi la scoperta di un universo professionale dove l'informazione e il suo trattamento prescindevano dai supporti, dove l'esigenza del singolo utente orientava l'attività .

La piccola associazione nasceva nell'alveo di quell'Istituto di Studi sulla Ricerca e la Documentazione Scientifica creato e presieduto da Paolo Bisogno che ha il merito di aver "imposto" la documentazione in Italia, come disciplina di studio. I suoi volumi "Teoria della documentazione" del 1980 e il successivo "Il futuro della memoria. Elementi per una teoria della documentazione" costituiscono l'architrave teorico della disciplina in Italia. Nasceva quindi l'AIDA da lombi nobili e la fama di piccola e elitaria associazione non l'ha forse più abbandonata, anche adesso che pure il numero degli iscritti è cresciuto, che i servizi che l'Associazione offre sono sempre più volti ad aumentare il numero dei professionisti contattati.

Ma i venti anni trascorsi da quella nascita sono stati forse i più densi di cambiamenti nel campo delle tecniche e delle metodologie dell'informazione e della comunicazione. Siamo passati da un universo che ancora non conosceva il PC ad uno in cui l'informazione digitale assume un'apparenza totalizzante e una diffusione globale. Si sono affermate nuove discipline, dalle scienze dell'informazione a quelle della comunicazione, che si sono intersecate con la documentazione e la biblioteconomia e, per quanto, mi riguarda, ritengo anche con l'archivistica. Il dibattito teorico intorno a questi temi influenza e non poco lo sviluppo e la definizione delle professioni e delle competenze.
Spiace constatare la scarsa presenza del mondo accademico italiano che, troppo spesso prigioniero di logiche tutte interne, di fatto non aiuta  il maturare di un settore teorico e professionale legato alla documentazione. L'assenza quasi totale della disciplina a livello accademico è sicuramente la responsabile principale del fatto che la documentazione esiste come insieme di competenze nel trattamento dell'informazione, ma fatica a farsi riconoscere con un ruolo autonomo. Ha inciso questo sì profondamente nell'evoluzione delle discipline biblioteconomiche, comunicative, di scienza dell'informazione, ma stenta ad emergere come professione. Forse perché in Italia stenta ad emergere anche come disciplina teorica. Essa ha avuto dall'Italia contributi importanti, di cui Bisogno rappresenta il più autorevole, ma certo non il solo rappresentante; basti pensare al lavoro di elaborazione e analisi svolto in questi anni proprio dall'Istituto sulla Ricerca e la Documentazione Scientifica del CNR.
Eppure a tutt'oggi l'università italiana sembra ignorare una disciplina che invece nell'esplosione delle possibilità tecnologiche, nella globalizzazione dei mercati dell'informazione diventa cruciale per decifrare le problematiche, analizzare i fenomeni, indirizzare le professioni. La documentazione è per sua natura punto di convergenza di discipline diverse di ambito sociologico, informatico, biblioteconomico,  comunicativo; dalla contaminazione nasce la possibilità di creare strumenti culturali raffinati e interdisciplinari per analizzare un mondo, quello della comunicazione e dell'informazione, ormai capace di essere uno dei fattori condizionanti dei destini dell'umanità.
Questo forse è il vero punto di crisi. Perché, mentre nella pratica professionale, molti bibliotecari di enti di ricerca, di università, di aziende non si definiscono documentalisti, ma lo sono per formazione e strumenti professionali, la mancanza di corsi universitari invece, diventa un vero e proprio freno alla ricerca e all'avanzamento della disciplina, che si somma purtroppo anche alla  recente scomparsa dell'ISRDS.
Tutto ciò mentre il contesto in cui operiamo è sottoposto a tensioni importanti.
Il mondo della circolazione dell'informazione, in particolare tecnico-scientifica, è stato sconvolto da processi di forte impatto tecnologico e da processi di brutale semplificazione del mercato che hanno aperto scenari completamente nuovi, sfide e opportunità inedite per i professionisti dell'informazione. A fronte di questo, tutte le professioni che ruotano intorno al trattamento dell'informazione e in particolare documentalisti, bibliotecari e archivisti devono affrontare problemi di ruolo e di rifondazione. In questo scenario le tradizionali distinzioni di ruolo non sono più proponibili  e dovremmo piuttosto cercare le radici comuni e gli sviluppi possibili  e diversificati delle diverse specializzazioni. Il Convegno che si apre oggi sarà un'ulteriore tappa nella definizione di percorsi professionali e teorici su cui lavorare.

A questo punto del mio intervento, vorrei tracciare a grandi linee un bilancio dei miei mandati di presidente. Mi accorgo però di aver delineato in filigrana, in quanto detto sopra, quelli che ritengo i passaggi più rilevanti di questi anni:

Tutto questo lavoro solo sommariamente delineato non sarebbe stato possibile senza l'esperienza fatta come membro del consiglio Direttivo sotto la presidenza di Antonio Petrucci. Come dice sempre la nostra socia e fondatrice Maria Pia Carosella «nelle riunioni del nostro consiglio c'è sempre qualcosa da imparare» (e se lo dice lei, potete immaginare quanto possa essere valida l'affermazione per chi di esperienza da mettere in campo ne ha molta meno!) . Proprio Petrucci mi volle come vice-presidente e questo significò anche prenderne il posto dopo la sua immatura e tragica scomparsa. Ma un ringraziamento sentito va ai due Consigli Direttivi che hanno sostenuto, nei due mandati, la mia presidenza; senza il loro appoggio e collaborazione attiva niente si sarebbe potuto realizzare. Analogo ringraziamento va esteso a tutti i componenti le redazioni di "AIDAinformazioni" e "AIDAlampi" e allo staff tecnico.

Oggi ci troviamo ad augurare insieme un buon  svolgimento a questo 7. Convegno nazionale, che, in qualche modo a me pare riassumere nelle sue sessioni i filoni in cui si è concretizzata la nostra azione di questi anni. Contemporaneamente però ognuna delle sue sessioni promette di essere solo una tappa di approfondimento per ulteriori occasioni di riflessione e di intervento futuri. Non mi resta quindi che dichiarare aperto il 7. Convegno nazionale dell'Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata.


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