Per l'AIDA oggi si apre un evento importante, un po' più importante dei convegni nazionali che l'hanno preceduto. L'Associazione compie venti anni e vuole offrire ai soci e al mondo dei professionisti una occasione di riflessione sul cammino percorso e sulle prospettive che si aprono. In questa relazione non mi soffermerò sul passato, non ripercorrerò le tappe che hanno portato ad essere qui oggi, questo sarà oggetto di una relazione conclusiva di Anna Baldazzi e Maria Pia Carosella. Cercherò piuttosto di dare un'interpretazione parziale, come tutte le riflessioni personali, di un percorso e degli scenari che lo hanno accompagnato per arrivare brevemente ad una dimensione attuale e ad intravedere quel poco che si può del futuro. Fra l'altro voglio anche sottolineare che questo convegno segna anche l'evento pubblico conclusivo del mio mandato di presidente dell'Associazione e ritengo opportuno fare anche alcuni cenni di sintesi al lavoro svolto, anche se ai soci spetterà la valutazione del mio resoconto ufficiale nella prossima assemblea annuale.
La bussola che vorrei seguire è quella che porta ad individuare le radici della nostra Associazione in un intreccio inedito fra ricerca e attività professionale che a me è sembrata sempre la cifra giusta entro cui inquadrare l'AIDA e che a mio giudizio ne è un tratto distintivo forte. La ricerca e la professione che si uniscono in una associazione che vuol promuovere in Italia una disciplina, la documentazione, che affonda le sue radici in un contesto internazionale per diffusione geografica e per apertura culturale. Non è un'associazione di professionisti che fanno anche ricerca (anche se ce ne sono), ma un'associazione creata da professionisti a tempo pieno e da ricercatori a tempo pieno. Due universi culturali e professionali che sentono l'uno il bisogno di trovare nuovi approdi teorici ad una pratica che non si ritrova nelle coordinate della biblioteconomia classicamente intesa, l'altro che vuole confrontarsi con la pratica per trovare riscontri ad una riflessione teorica e verificare analisi. Non è una peculiarità italiana, ma una cifra di nascita della documentazione tout court. Essa infatti , sia come disciplina che come attività professionale, si colloca al punto di congiunzione di diverse direttrici di pensiero e di attività.
Ripensavo qualche giorno fa che, in fin dei conti, anche io che non
faccio parte del piccolo nucleo dei soci fondatori, ho però seguito
come socia prima e poi con alcune cariche, l'attività dell'Associazione
per almeno17 dei suoi 20 anni. E ricordavo cosa mi aveva spinto tanti anni
fa all'iscrizione a questa piccola e allora ancora poco conosciuta associazione.
Mi scuso per la digressione personale, ma credo che la memoria, anche quella
individuale, talvolta possa servire a costruire quella collettiva e a contestualizzare
gli eventi.
Giovane bibliotecaria in una biblioteca di una facoltà di medicina,
fui spinta a interessarmi a questa associazione da una direttrice, Deonilla
Pizzi, che molti di voi sicuramente ricorderanno, che aveva un'intelligenza
brillante ed un fiuto professionale attento per le novità. Mi condusse
con lei al 2. Congresso Nazionale dell'AIDA a Verona nel 1986. Ai tempi
in cui tanta parte dell'interesse professionale del mondo delle biblioteche
si concentrava sulla gestione delle collezioni e sui problemi derivanti
dall'automazione dei cataloghi, lì si parlava di "sistema della
documentazione", di bisogni informativi da soddisfare, di servizi in cui
la tecnologia assumeva il significato culturale di allargare in maniera
inedita le possibilità di supportare la ricerca. Fu l'incontro con
il senso, il valore, le potenzialità della professione. Catalogare,
indicizzare non erano più operazioni che avevano come fine il rispetto
di regole formali e il gusto intellettuale di un'analisi concettuale
approfondita e puntuale, ma svelavano una valenza d'uso immediato
per il recupero dell'informazione, una funzione evidente di supporto attivo
e qualificato alla ricerca. La biblioteca diventava un luogo di convergenza
dell'informazione interna e di quella esterna che si fondevano e diventavano
ricchezza informativa che il documentalista aveva gli strumenti per far
convergere verso il singolo bisogno informativo.
Gli anni che ci separano da questa mia prima esperienza, possono farci
misurare il cammino percorso da tutte le professioni, bibliotecari, documentalisti,
archivisti verso approdi di integrazione. Eppure quella "conversione" di
approccio che ricordo con tanta chiarezza e anche un po' di emozione come
uno dei tratti fondanti della mia identità professionale, deve riaffiorare
ben visibile anche oggi, perché ogni tanto sento ancora qualcuno
esclamare durante una conversazione "ma tu hai un approccio da documentalista!",
intendendo spesso con questa espressione, un'attenzione al bisogno informativo,
alla sua analisi, alle risposte che si possono costruire e alla possibilità
concreta di spendere queste sensibilità e competenze in contesti
diversificati.
Ma fu anche l'incontro con il mondo delle aziende, con l'attività
di professionisti che, talvolta in assenza totale di una biblioteca di
riferimento, acquisivano l'informazione e la organizzavano per fornire
un supporto all'attività strategica dei decisori. In ultima analisi
la scoperta di un universo professionale dove l'informazione e il suo trattamento
prescindevano dai supporti, dove l'esigenza del singolo utente orientava
l'attività .
La piccola associazione nasceva nell'alveo di quell'Istituto di Studi sulla Ricerca e la Documentazione Scientifica creato e presieduto da Paolo Bisogno che ha il merito di aver "imposto" la documentazione in Italia, come disciplina di studio. I suoi volumi "Teoria della documentazione" del 1980 e il successivo "Il futuro della memoria. Elementi per una teoria della documentazione" costituiscono l'architrave teorico della disciplina in Italia. Nasceva quindi l'AIDA da lombi nobili e la fama di piccola e elitaria associazione non l'ha forse più abbandonata, anche adesso che pure il numero degli iscritti è cresciuto, che i servizi che l'Associazione offre sono sempre più volti ad aumentare il numero dei professionisti contattati.
Ma i venti anni trascorsi da quella nascita sono stati forse i più
densi di cambiamenti nel campo delle tecniche e delle metodologie dell'informazione
e della comunicazione. Siamo passati da un universo che ancora non conosceva
il PC ad uno in cui l'informazione digitale assume un'apparenza totalizzante
e una diffusione globale. Si sono affermate nuove discipline, dalle scienze
dell'informazione a quelle della comunicazione, che si sono intersecate
con la documentazione e la biblioteconomia e, per quanto, mi riguarda,
ritengo anche con l'archivistica. Il dibattito teorico intorno a questi
temi influenza e non poco lo sviluppo e la definizione delle professioni
e delle competenze.
Spiace constatare la scarsa presenza del mondo accademico italiano
che, troppo spesso prigioniero di logiche tutte interne, di fatto non aiuta
il maturare di un settore teorico e professionale legato alla documentazione.
L'assenza quasi totale della disciplina a livello accademico è sicuramente
la responsabile principale del fatto che la documentazione esiste come
insieme di competenze nel trattamento dell'informazione, ma fatica a farsi
riconoscere con un ruolo autonomo. Ha inciso questo sì profondamente
nell'evoluzione delle discipline biblioteconomiche, comunicative, di scienza
dell'informazione, ma stenta ad emergere come professione. Forse perché
in Italia stenta ad emergere anche come disciplina teorica. Essa ha avuto
dall'Italia contributi importanti, di cui Bisogno rappresenta il più
autorevole, ma certo non il solo rappresentante; basti pensare al lavoro
di elaborazione e analisi svolto in questi anni proprio dall'Istituto sulla
Ricerca e la Documentazione Scientifica del CNR.
Eppure a tutt'oggi l'università italiana sembra ignorare una
disciplina che invece nell'esplosione delle possibilità tecnologiche,
nella globalizzazione dei mercati dell'informazione diventa cruciale per
decifrare le problematiche, analizzare i fenomeni, indirizzare le professioni.
La documentazione è per sua natura punto di convergenza di discipline
diverse di ambito sociologico, informatico, biblioteconomico, comunicativo;
dalla contaminazione nasce la possibilità di creare strumenti culturali
raffinati e interdisciplinari per analizzare un mondo, quello della comunicazione
e dell'informazione, ormai capace di essere uno dei fattori condizionanti
dei destini dell'umanità.
Questo forse è il vero punto di crisi. Perché, mentre
nella pratica professionale, molti bibliotecari di enti di ricerca, di
università, di aziende non si definiscono documentalisti, ma lo
sono per formazione e strumenti professionali, la mancanza di corsi universitari
invece, diventa un vero e proprio freno alla ricerca e all'avanzamento
della disciplina, che si somma purtroppo anche alla recente scomparsa
dell'ISRDS.
Tutto ciò mentre il contesto in cui operiamo è sottoposto
a tensioni importanti.
Il mondo della circolazione dell'informazione, in particolare tecnico-scientifica,
è stato sconvolto da processi di forte impatto tecnologico e da
processi di brutale semplificazione del mercato che hanno aperto scenari
completamente nuovi, sfide e opportunità inedite per i professionisti
dell'informazione. A fronte di questo, tutte le professioni che ruotano
intorno al trattamento dell'informazione e in particolare documentalisti,
bibliotecari e archivisti devono affrontare problemi di ruolo e di rifondazione.
In questo scenario le tradizionali distinzioni di ruolo non sono più
proponibili e dovremmo piuttosto cercare le radici comuni e gli sviluppi
possibili e diversificati delle diverse specializzazioni. Il Convegno
che si apre oggi sarà un'ulteriore tappa nella definizione di percorsi
professionali e teorici su cui lavorare.
A questo punto del mio intervento, vorrei tracciare a grandi linee un bilancio dei miei mandati di presidente. Mi accorgo però di aver delineato in filigrana, in quanto detto sopra, quelli che ritengo i passaggi più rilevanti di questi anni:
Oggi ci troviamo ad augurare insieme un buon svolgimento a questo 7. Convegno nazionale, che, in qualche modo a me pare riassumere nelle sue sessioni i filoni in cui si è concretizzata la nostra azione di questi anni. Contemporaneamente però ognuna delle sue sessioni promette di essere solo una tappa di approfondimento per ulteriori occasioni di riflessione e di intervento futuri. Non mi resta quindi che dichiarare aperto il 7. Convegno nazionale dell'Associazione Italiana per la Documentazione Avanzata.
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